Un giorno che mi sembra triste

Certo che fa male, quando i boccioli si rompono.

Perché dovrebbe altrimenti esitare, la primavera?

Perché tutta la nostra bruciante nostalgia

dovrebbe rimanere avvinta nel gelido pallore amaro?

Involucro fu il bocciolo, tutto l’inverno.

Cosa di nuovo ora consuma e spinge?

Certo che fa male, quando i boccioli si rompono,

male a ciò che cresce

male a ciò che racchiude.

 

Certo che è difficile, quando le gocce cadono.

Tremano d’inquietudine pesanti, stanno sospese

si aggrappano al piccolo ramo, si gonfiano, scivolano

il peso le trascina e provano ad aggrapparsi.

Difficile essere incerti, timorosi e divisi,

difficile sentire il profondo che trae, che chiama

e lì restare ancora e tremare soltanto

difficile voler stare

e volere cadere.

 

Allora quando più niente aiuta

si rompono esultando i boccioli dell’albero,

allora, quando il timore non più trattiene,

cadono scintillando le gocce dal piccolo ramo,

dimenticano la vecchia paura del nuovo

dimenticano l’apprensione del viaggio –

conoscono in un attimo la più grande serenità

riposano in quella fiducia

che crea il mondo.

 

Karin Boye

(trad. di Valeria Marcheschi)

Considerazioni su “Casa rotta” di Valentina Maini (di A. Alessandrini)

Alessio Alessandrini elenca con straordinaria puntualità alcuni dei lati migliori di me, e del mio libro:
-Sensazione oppressiva dell’imponderabile
-Dimensione algida e asettica
-Senso di colpa
-Senso di smarrimento
-Senso di decomposizione
-Dimensione atonale, di asfissia
-Senso di immobilismo

E insomma.

Poetarum Silva

Maini, Casa rotta (Arcipelago Itaca)

CONSIDERAZIONI SU CASA ROTTA DI VALENTINA MAINI
ARCIPELAGO ITACA EDIZIONI

di Alessio Alessandrini

.

Cominciamo con l’asserire fin da subito che Casa rotta di Valentina Maini, giovanissima scrittrice emiliana trapiantata a Parigi, non è sicuramente un libro “facile”, anzi, se proprio dobbiamo essere sinceri, l’aggettivo che ci è venuto spontaneo da sussurrare a conclusione delle ripetute letture è sempre stato “faticoso”; faticosa lettura, lettura ostica. Ci troviamo di fronte a una poesia ardua, dura, petrosa – a prendere in prestito un attributo di tanto nobile tradizione.
Questo perché non si tratta di un verseggiare chiuso o ermetico, si badi bene, semmai perché la comunicazione non è mai esibita, anzi sottile e il parlare non è colloquiale, amichevole, trasognato quanto spiazzante e sradicato.

Per entrare nel meccanismo di Casa rotta ci pare opportuno ricorrere a una sosta prolungata della lettura, a una rabdomantica ricerca, a una pratica estenuante quale è la…

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